eBook e Scuola. TUTTI POSSONO CREARE EBOOK INTERATTIVI MULTIPIATTAFORMA CON PUBCODER. Paolo Giovine Presidente e fondatore di PubCoder

Paolo Giovine, fondatore e presidente di PubCoder

PubCoder è oggi il miglior strumento a disposizione di autori e professionisti per creare libri interattivi in formato ePub 3 multipiattaforma, compatibili con iOS e Android, con Windows, il WEB stesso e in forma di app. Nato da una start up italiana di Torino, ha avuto riconoscimenti internazionali ed è stato segnalato anche da Apple come uno dei pochi prodotti adatti a creare anche Multi Touch Book. Ne parliamo con Paolo Giovine.


Paolo, come è nata l’idea di pubcoder?

Volevamo realizzare uno strumento per costruire libri digitali che potessero sfruttare a pieno le possibilità di smartphone e tablet; abbiamo iniziato a pensarci nel 2010, vedendo il primo iPad ed il mondo di opportunità che si aprivano. In un primo momento abbiamo pensato di sviluppare direttamente dei prodotti pensati ad hoc, poi abbiamo iniziato a ragionare su uno strumento che, un volta disponibile, ci permettesse di farlo abbattendo i costi e senza l’obbligo di scrivere codice.

Quindi sarebbe uno strumento rivoluzionario…

E’ proprio quello che abbiamo sempre creduto.

Perché?

Perchè volevamo produrre uno strumento che fosse perfetto per creare con facilità contenuti digitali interattivi (ebook e app), è uno strumento unico che permette anche a chi non ha alcuna conoscenza di programmazione di sviluppare un progetto interattivo in tutte le sue fasi: dalla bozza fino alla pubblicazione. Con PubCoder è possibile ruotare, muovere; ingrandire e rimpicciolire; mostrare e nascondere; agitare o far pulsare immagini e video, creare animazioni  e comportamenti, concatenandoli a piacimento. Si possono gestire suoni e testi, riconoscere i gesti degli utenti e associarli a una vasta serie di eventi e azioni decidendo in che modalità metterli in sequenza. Pubcoder è multipiattaforma, quindi permette di lavorare su un solo progetto e di realizzarne in parallelo versioni adatte a devices e formati diversi, ottimizzando tutti i tempi di lavorazione; alla fine del lavoro un checker controlla che il progetto sia stato realizzato correttamente, ad esempio validando gli inserimenti di codice, che sono comunque possibili per un’utenza più esperta.

In questo modo da un solo oggetto “padre” vengono creati molti prodotti “figlio”?

Si, perchè volevamo coprire con un solo prodotto tutte le esigenze del mondo Apple, sia su iBooks che su iOS. Quindi PubCoder realizza un EPUB3 a layout fisso o una applicazione per iPad/iPhone; inoltre si può esportare una applicazione per Android, un KF8 per i tablet Amazon o l’html per l’utilizzo sui browser. Noi permettiamo di esportare un file con i requisiti corretti per poter essere consegnato ai diversi store. Da pochi giorni abbiamo iniziato a pubblicare degli “scaffali virtuali” utilizzando una nostra tecnologia, chiamata Shelf, che permette di costruire una app (sia su iOS che su Android) dove si possono collocare dei contenuti prodotti con Pubcoder, sia in distribuzione gratuita che in vendita usando le funzionalità di acquisto dalle app disponibili su Apple Store e Google Play Store; in pratica gli editori possono costruirsi con investimenti davvero ridotto un negozio virtuale sui dispositivi mobili, usando il loro brand e controllando presentazione e distribuzione dei prodotti, anche utilizzando modelli come la subscription o l’utilizzo di codici abbinati al cartaceo. Una volta acquistati su Shelf, i contenuti saranno fruibili su tutti i dispositivi dell’utente, che siano iOS o Android.

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Presentazione ai bambini delle elementari di prodotti fatti con Pubcoder in Giappone dagli studenti dell’università Joshibi di Tokyo.

Tornando a esigenze tipiche delle scuole: un libro creato con PubCoder si può stampare? Si possono stampare anche solo alcune pagine?

Certo, e oggi è anche possibile esportare una singola pagina del progetto in un file pdf, e stamparla; per ora questo è il nostro unico atterraggio verso la carta, ma non escludiamo futuri sviluppi.

Tu sai che personalmente ho usato PubCoder anche nelle scuole per fare coding. Ho chiamato questa esperienza “BookCoding” e ha suscitato un grande interesse. Immaginavi che il vostro prodotto sarebbe finito anche nel coding?

Be’ all’inizio ci contavamo idealmente. Non sapevamo però come le scuole lo avrebbero impiegato in modo concreto. Infatti, pur presentandosi come uno strumento adatto per essere usato da chi non conosce il codice PubCoder è in realtà anche un potente strumento di coding. E’ possibile accedere e personalizzare il codice sia a livello di progetto, che di pagina, che di singolo oggetto. Ancora più interessante è il fatto che, per come è strutturato, porta anche coloro che non scrivono codice a ragionare in maniera procedurale: un po’ comandare un robot con il linguaggio naturale. Con PubCoder si costruiscono concatenazioni sintattiche usando gli eventi e le azioni come comandi. Ad esempio: quando il lettore tocca il topo > ruota il topo di 90 gradi > aspetta un secondo > poi fai apparire l’immagine del gatto.

Fra l’altro anche le attività di storytelling possono essere utilmente sviluppate con PubCoder. Su questo tema abbiamo molti esempi di ogni tipo.

Direi che questa è proprio la sua vocazione naturale. PubCoder è stato creato per creare meravigliose storie interattive. Tendiamo a pensare che un libro è l’attuazione concreta di una storia. C’è un acceso dibattito in corso attorno al concetto di narrazione nell’era digitale. La cosa meravigliosa è che mentre il numero dei nostri utenti cresce, li vediamo trovare modi nuovi e innovativi di raccontare le loro storie. Siamo convinti che questa esplosione di creatività sia dovuta anche alla facilità con cui PubCoder permette loro di realizzare le cose che hanno immaginato.

Vedo che le scuole reagiscono molto bene.

Le scuole iniziano a cogliere questa opportunità: i nostri figli fanno un sacco di attività che non arrivano mai ai genitori, perché rimangono confinate alla carta  o perché non hanno un luogo dove si possano aggregare. Oggi si possono raccontare queste esperienze usando il digitale, si può fotografare, filmare, raccontare il proprio quartiere e realizzare un contenuto che tutta la comunità può raggiungere dal proprio telefono, computer, iPhone. Si lavora sulla cultura digitale dei bambini, si impara a realizzare un’opera multimediale e collettiva, si usa uno strumento avanzato ma accessibile, si impara costruendo qualcosa.

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Avete in cantiere una fantastica novità per le scuole…

Tra pochi giorni lanciamo sugli store per Apple e Android un applicazione, Edook, dove permetteremo a tutti gli insegnanti, scuole, associazioni di inserire un libro da loro realizzato, con tre vincoli: che sia realizzato bene tecnicamente, che abbia un valore educativo, che si rivolga al pubblico dei bambini. Noi daremo tutto il supporto necessario alle scuole che vorranno intraprendere questo cammino, anche avvalendosi di strumenti come il recente bando ministeriale sui curricula digitali, che ha peraltro una previsione specifica sulla digital culture http://bit.ly/2diSY6x

Quindi potete aiutare un docente a creare il suo libro con PubCoder

Il nostro sistema di supporto è considerato molto efficiente, rispondiamo in fretta; ovviamente ci aspettiamo domande che non trovano già risposte sul nostro sito, nel forum online, sulla pagina dedicata di Facebook. La nostra community cresce e si sostiene molto bene, iniziamo ad avere utenti davvero abili. Ovviamente è possibile acquistare corsi ad hoc o ore di formazione mirate, se non aderire a quelli programmati frequentemente in giro per l’Italia.

Oltre ai formatori specializzati di PubCoder possiamo dire che stiamo costituendo una squadra di docenti che possa aiutare le scuole a usare questa applicazione in modo approfondito?

Certo, i nostri PCE – PubCoder Certified Expert – sono docenti specializzati che possono offrire sostegno sia tecnologico sia didattico. Si trovano sul nostro sito. Inoltre, grazie alla tua iniziativa, questa estate abbiamo cominciato a formare una squadra di docenti che comprende insegnanti di scuole elementari, medie e superiori di Torino, Milano, Roma, Napoli e altre città. Le scuole si possono mettere in contatto con la nostra responsabile Daniela Calisi per avere informazioni e supporto in merito. Inoltre stiamo facendo molti seminari e interventi anche grazie al tuo supporto, come quelli previsti a Milano e Torino e poi questa collaborazione produrrà diverse iniziative.

In effetti abbiamo contattato che PubCoder è alla portata di qualsiasi insegnante abbia un po’ di dimestichezza con il computer

Si, perchè è pensato per utenti curiosi con una competenza di base: può essere usato a vari livelli, ma anche ad un livello base permette di ottenere risultati più che soddisfacenti. A noi interessa che gli insegnanti provino lo strumento (un mese di prova è sempre gratuito, basta scaricare il software qui http://bit.ly/2dAUC6p). Noi speriamo che anche gli studenti vengano progressivamente coinvolti nell’uso, e ci auguriamo che entri stabilmente nelle nostre scuole l’abitudine ad usare il nostro ed altri software per costruire contenuti, ad esempio la Creative Cloud, che in combinazione con il nostro strumento davvero soddisfa qualsiasi esigenza.

Gli insegnanti più avanzati che hanno nozioni di CSS, HTML5 e JavaScript che benefici possono trarre dall’uso di PubCoder?

Possono fare le cose più divertenti e originali, lasciando allo strumento le parti più ovvie e ripetitive (come la sincronizzazione testo/audio), risparmiando un sacco di tempo e trovando un ambiente di costruzione molto flessibile e solido. Vediamo soluzioni straordinarie inventate da chi sperimenta del suo codice, e molti creativi ci scrivono per ringraziarci del tempo risparmiato e dedicato a migliorare la qualità del progetto.

A parte i singoli insegnanti, una scuola potrebbe stabilire con voi un accordo per la creazione di libri? Potrebbe avere un suo chiosco, una sua visibilità come scuola?

Certamente, noi possiamo lavorare anche come un service, anche se preferiamo comunque abilitare favorire progressivamente una certa autonomia: lavoriamo per mettere nelle mani di insegnanti, studenti e creativi uno strumento utile di cui potersi appropriare, è l’unico modo per crescere davvero.

Come può una scuola acquisire una vostra licenza? Come funziona?

Per il settore education (primaria e secondaria) abbiamo appena raggiunto un accordo con il principale distributore italiano di settore, tra pochi giorni daremo tutte le indicazioni sul sito; stiamo per proporre tariffe davvero convenienti, vogliamo favorire in ogni modo l’adozione e l’uso. Rinnovo l’invito a partire con una trial gratuita, come detto prima si va sul sito, si scarica e si usa per un mese senza alcuna limitazione.

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Quali sono le prospettive di Pubcoder nel mondo education?

Nonostante il pessimismo cronico che circonda la nostra scuola pubblica noi vediamo ottimi segnali e un grande interesse da parte degli insegnanti: noi vogliamo dedicare un’attenzione importante a questo settore, e molte nostre azioni vanno in questa direzione. Inoltre stiamo lavorando molto sul tema dell’accessibilità dei libri ai bambini BES e, più in generale, sul come rendere possibile la costruzione di libri che si adattino alle capacità di lettura: è un tema straordinariamente importante e complesso, ma stiamo trovando partner e i primi prototipi sono davvero entusiasmanti.

Accanto a questo continua la nostra attività con i creativi e gli editori, in Italia e in giro per il mondo (dove risiedono la metà dei nostri utenti), stiamo lavorando su progetti molto belli: parlando di scuola una importante università giapponese sta realizzando con Pubcoder dei prototipi destinati alla scuola primaria, che saranno presentati a fine anno ad una platea di 200.000 genitori.

Infine, nei prossimi giorni lanciamo un’operazione a cui teniamo particolarmente, che inaugura la libreria digitale gratuita per le scuole di cui sopra (edook): Benvenuti ABC, un dizionario interattivo per i bambini migranti realizzato grazie al contributo di oltre 120 creativi, che hanno lavorato con la speranza di strappare un sorriso a dei bambini con poche occasioni di serenità. Verrà distribuito gratuitamente, lo troverete anche qui http://bit.ly/1Z0HFiO sul web e speriamo che moltissimi insegnanti, soprattutto nei primi anni della primaria, lo adottino in classe e lo usino come strumento di integrazione e accoglienza; in Italia l’operazione è sostenuta da Fondazione Migrantes di Caritas, che diffonderà Benvenuti ABC tra i suoi volontari nei campi di accoglienza e nelle associazioni.

Come vedono l’evoluzione degli ebook le case editrici italiane?

Con un po’ di diffidenza, legata a volte a scarsa conoscenza delle opportunità; gli editori non stanno investendo sulla crescita della distribuzione digitale, e per questo vediamo fenomeni di crescita importanti legati soprattutto al self publishing o a nuovi player che occupano spazi di tempo e di attenzione prima destinati ai libri. Il mercato italiano è comunque molto più piccolo di quello degli altri grandi paesi europei e, spesso, “mantenere le posizioni” viene tradotto in “non investire sull’innovazione”; noi abbiamo avuto esperienze molto diverse, lavoriamo molto bene con alcuni player, anche importanti, con altri registriamo continue oscillazioni tra desiderio di sperimentare e ritorno su posizioni conservative. Ovviamente la scolastica fa storia a sè: il proliferare di piattaforme che non usano standard, la mancanza di una regolamentazione esaustiva, il peso delle reti di vendita “analogiche” determina uno stallo che andrebbe superato in fretta, per migliorare le opportunità di innovare e favorire un generale avanzamento delle buone pratiche. Il tema è articolato, ma dai registri elettronici sino alle LIM abbiamo in questi anni spesso improvvisato su scelte e provvedimenti, quando la regola dovrebbe essere quella di mettere le scuole sempre nella condizione di fare le scelte migliori e, se necessario, di poter cambiare.

Tu spesso parli di mentalità non proprio “ricettive” nel mondo editoriale italiano…

In effetti fra mercato italiano e internazionale ci sono dimensioni diverse che permettono diversi investimenti, ma abbiamo spesso trovato delle “ricorrenze”; un esempio semplice è la richiesta, davvero internazionale, di far partire il lavoro su Pubcoder importando un file da Indesign (cosa che facciamo perfettamente): gli editori cercano di toccare poco il workflow, di mantenere il digitale al secondo livello (prima si lavora per la carta). Non conta se sei il più grosso al mondo o un medio editore piemontese, la difficoltà sta nel cambiamento del paradigma e nella definizione di nuovi modelli di business: spesso gli editori di scolastica e varia guadagnano bene, non hanno conosciuto la stessa crisi di quotidiani e riviste e non innovano perché pensano che l’innovazione intervenga solo per risolvere un problema. Io credo sia un errore, e con me lo pensano quelli che, nel giro di pochi anni o mesi, hanno trovato sul loro mercato Amazon, Facebook, Google, Airbnb, Uber.

Quale bilancio potete fare della vostra esperienza?

Fare questo mestiere nell’Europa del Sud, come direbbe un americano, non è facile: mancano investimenti, attenzione, velocità. Però in questi anni abbiamo visto un cambiamento nell’atteggiamento: proporre Pubcoder ad un insegnante italiano anche solo tre anni fa sarebbe sembrato senza senso, oggi invece vediamo tanta volontà di capire, provare e cambiare. Non è semplice, ma spesso basta vedere l’entusiasmo di un utente o di una classe che ha prodotto il suo primo libro digitale per ricaricare le pile e ripartire.

 

Intervista realizzata da Alberto Pian

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