Per comprendre il podcasting

Alberto Pian

Il passaggio da una dimensione statica basata sul rapporto terminale – computer – WEB a una posizione dinamica fondata su mobilità – interazione – dispositivi mobili è la ragion d’essere dell’essenza di strumenti come questo e di tutta l’evoluzione nel rapporto uomo – macchina – interfaccia – ambiente, che sarà ancor più marcata nel prossimo periodo. La nascita del podcasting è stata caratterizzata da due ragioni essenziali: da una parte come sistema per evitare di navigare nel WEB alla ricerca di contenuti audio e per riceverli direttamente sui propri dispositivi collegati alla rete; dall’altra si caratterizza culturalmente come strumento per la divulgazione libera di contenuti organizzati in specifici channel, sul modello della radiofonia libera.


Una tecnologia “Push”

Se prestiamo attenzione alla sua struttura ci accorgiamo che il podcasting ha ribaltato l’organizzazione classica della rete: i contenuti possono essere ricevuti in abbonamento “a casa propria”, vale a dire ovunque il soggetto si trovi in un dato momento. Quindi non è più il soggetto ad andarseli a cercare, è il soggetto che li deve ricevere abbonandosi a un canale di distribuzione podcast. La tecnologia di riferimento è di tipo push, a spinta: i contenuti sono inviati, spediti, automaticamente all’utente che si è abbonato (nel caso di documenti, calendari, mail, ecc. queste informazioni sono anche sincronizzate fra più dispositivi, vedi iCloud). In questo caso, fondandosi su un feed, il podcasting non ha bisogno di essere associato a nessun elemento WEB, inteso come dispositivo per la visualizzazione grafica dei contenuti. Non è necessario disporre di pagine WEB che incorporino i podcast, poiché i podcast possono tranquillamente vivere utilizzando internet con i suoi protocolli solo come uno strumento di distribuzione dei contenuti registrati, ma non come una rappresentazione grafica, di cui può fare tranquillamente a meno.

La prima conclusione che possiamo ricavare, limitatamente ai nostri scopi (parlare di podcasting), si riassume nel concetto che podcasting e strumenti mobili vanno di pari passo: gli strumenti mobili rappresentano il veicolo perfetto del podcasting e il podcasting ha aperto la strada a una mobilità di alto profilo.

Podcast e le istituzioni scolastiche e di formazione

La domanda è la seguente: che tipo di podcast dovrà erogare l’istituzione per soddisfare tre nuove esigenze di soggetti inabilità che dispongono di dispositivi mobili? E, ancora: lo potrà fare all’interno di un unico format?

Vedete, ammesso che l’istituzione in questione abbia la voglia e le risorse per  affiancare un podcast a un corso tradizionale, la questione che si pone è se possa essere concepito un format che soddisfi contemporaneamente diverse esigenze. Di primo acchito diremmo di no: a esigenze diverse corrispondono ovviamente soluzioni differenti. In realtà la soluzione si può presentare attraverso una modularizzazione del format stesso.

La tabella che proponiamo qui sotto rappresenta in parte la questione. Modularizzare un format significa prevedere degli elementi variamente combinabili che lo compongono ma che possono anche essere impiegati in modo indipendente all’esterno dello stesso format.

Modularizzazione del format 

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Assumendo come punto di riferimento la radiofonia (alla quale in origine il podcasting si è ispirato), e unendo le acquisizioni pedagogiche sul lavoro in gruppo, si possono creare format estremamente efficaci che aiutano il fruitore nell’ascolto. Per esempio tutti i casi aperti, di partecipazione diretta, di coinvolgimento del “pubblico” nelle trasmissioni radiofoniche, vanno sotto il genere “talk”, possono essere ripresi adattandoli a casi di insegnamento. Vediamo quattro ipotesi pratiche, riassunte in questa tabella sul genere della “talk lesson”.

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Il podcast è un feed

Se parliamo di architetture di podcasting, occorre sapere questo: quale che sia l’architettura che lo struttura ne esiste una che le regge tutte e che rappresenta le fondamenta di qualsiasi podcast. Infatti un podcast non è una elemento audio o video all’interno di una pagina WEB. Questo non determinerebbe l’applicazione di alcun tipo di architettura standard, nel momento in cui le soluzioni per inserire tali risorse nel WEB possono essere il prodotto di infinite combinazioni.

Al contrario, esiste uno e un solo modo per collocare un podcast nel WEB ed è quello di strutturare un feed – rss (feed in inglese significa “nutrimento” e indica un file che raccoglie in modo organizzato le informazioni sugli elementi che compongono un sito, cioè: un preciso luogo del World Wide WEB. RSS vuol dire Really Simple Syndication – di Dave Winer – indica che esiste la possibilità di sottoscrivere – sindacare nel senso di controllare un’attività, del suo rendiconto – un abbonamento al feed in questione). Infatti un podcast è un sistema di erogazione di documenti multimediali strutturati intorno a uno specifico feed al quale ci si può abbonare.

In questo senso un podcast può essere correttamente considerato come un blog con funzioni multimediali.

Il feed deve essere scritto nel linguaggio e secondo le specifiche dell’XML (http://www.w3.org/TR/xml/).

Se un podcast non dipende dall’esistenza di una pagina internet, dobbiamo allora rispondere a questa domanda: quali sono i modi per veicolare un Podcast?

Essenzialmente possono essere tre.

  • Anche se non è indispensabile, un podcast può essere veicolato da un sito (pagine WEB), dal quale si vuole lanciare l’annuncio della sua esistenza e consentire all’utente di visitarlo. In questo caso in una data pagina WEB del sito in questione, può esserci un pulsante «RSS» che ne permette l’iscrizione automatica (ricordiamo che se questo elemento non è presente, non si tratta di un podcast, ma di un insieme di documenti audio e video collocati in pagine WEB).
  • Il caso più frequente e di più pratica diffusione e consultazione si verifica quando il podcast è iscritto nello Store di iTunes per essere consultabile e per abbonarsi. In questo caso potrebbe trovarsi nella sezione Podcast oppure in iTunes U.
  • Infine può essere iscritto in un servizio qualsiasi di database presente su Internet che recensisce i podcast (motore di ricerca). Questo caso sembra essere sempre meno diffuso e affidabile, in ogni caso segnaliamo: Open Media Network, Usa (www.omn.org) PodScope, Usa (www.podscope.com). PodcastCom, Francia (www.01podcast.com). Podemus, Francia (www.podemus.com). AudioCast, Italia (www.audiocast.it).

Naturalmente, i tre casi precedenti possono essere soddisfatti contemporaneamente: è infatti possibile che un podcast sia richiamabile da una pagina WEB, sia presente nell’iTunes Store e, contemporaneamente, sia catalogato in alcuni «motori di ricerca».

In ogni, caso, quale che sia il veicolo di trasmissione, per essere sicuri che il feed di un dato podcast funzioni realmente, è necessario controllare che sia conforme alle specifiche, in questo caso di RSS 2 o Atom. Per eseguire questo controllo basta collocare il file in rete e quindi utilizzare questo validatore: http://www.feedvalidator.org/ . Le specifiche si trovano a questo indirizzo: http://cyber.law.harvard.edu/RSS/index.html mentre una serie di articoli interessanti da cui partire si possono trovare qui: http://www.RSS-specifications.com/RSS-articles.htm.

Dunque, la minima espressione di un Podcast si riduce al suo feed che lo struttura, che è sindacabile e che contiene i collegamenti a risorse multimediali (audio e video), che formano i singoli episodi.

Spreaker

Le nuove tendenze indicano invece che queste strade tendono a unirsi in un unico servizio molto articolato. In questo caso mi riferisco a un servizio come quello di www.spreker.com.

spreaker

A questo proposito Spreaker offre, contemporaneamente, le medesime possibilità:

  • registrare e divulgare podcast via web
  • registrare e divulgare podcast via dispositivi mobili
  • registrare e divulgare podcast tramite le app spreaker
  • registrare e divulgare podcast tramite app personalizzate che Spreker offre come servizio
  • registrare e divulgare podcast da computer
  • compatibilità perfetta con iTunes
  • possibilità di creare più channel in un solo servizio di abbonamento e di recuperare i feed di ciascun channel
  • fruizione del podcast all’interno di Speaker con un servizio completo di analitycs…

Podcast Generator

Dal lato “istituzionale” che può essere identificato con un podcast che risiede sul server dell’organizzazione e dunque non si avvale (come nel caso di Spreaker), di servizi esterni di creazione / pubblicazione, abbiamo soluzioni molto leggere e perfette come Podcast Generator http://www.podcastgenerator.net di Alberto Betella.

podcastgen

Con quella applicazione scritta in php, che si carica in un servizio ftp e si installa in tre semplicissimi passaggi che chiunque può mettere in atto, qualsiasi organizzazione può disporre di un perfetto podcast che risiede nell’interno dei suoi spazi e il cui podcast viene distribuito all’esterno, sempre tramite feed o pagina web e in iTunes.

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