Laboratori e atelier digitali. Bibliolab, il design dell’apprendimento: il nostro pensiero (Teniamoci x Mouse 2016)

Matteo Locatelli e Mirko Pagani

Ridurre la scuola alla “fabbrica degli apprendimenti”, ad un processo il cui obiettivo primario è “finire il programma”, significa secondo noi rinnegare tutta la nostra tradizione educativa, il dna della nostra scuola, che ha tanto inciso nei modelli educativi nel mondo.


E’ un tema importante che non dobbiamo mai perdere di vista, meno che mai quando si va a riflettere di nuove metodologie didattiche, di futuro e di innovazione. Tutte questioni importanti. 

Abbiamo il dovere di far crescere la nostra scuola senza rinnegarne i caratteri originali che non sono quelli “dell’addestramento”, ma piuttosto quelli dello sviluppo del pensiero critico, dello sviluppo delle competenze di base, insomma della crescita individuale non solo come potenziali pedine del mercato del lavoro, ma anche come persone.

La dimensione del digitale nella scuola, questa la rivoluzione che può realizzare: trasformare il tempo e lo spazio della scuola, la sua organizzazione, i suoi strumenti e perfino il ruolo dei suoi attori.

Detto in altre parole una formazione frammentata in centinaia di iniziative locali gestite autonomamente corrono un rischio altissimo: quello di esaurirsi nella illustrazione di questo o quel software o di affidare il risultato dell’innovazione all’adozione di una piattaforma o di un libro digitale. 

Ma come dicono gli autori delle Flipped :”Se considerate che il video sia lo strumento efficace per esprimere gli obiettivi, fatelo, ma se non è così evitate di farlo solo per il piacere che vi dà produrre video”.

Quando, come educatori, abbiamo cominciato a chiamare la nostra classe “spazio di apprendimento”, siamo stati obbligati a cambiare il modo di vedere cosa accade al suo interno. Quando abbiamo comunicato questo cambiamento di nome agli studenti, loro hanno compreso che la cosa principale della scuola è apprendere e non ricevere insegnamenti. 

Senza contare che, forse per la prima volta nella storia, i ragazzi arrivano a scuola con una competenza che i loro docenti generalmente non hanno: se ben utilizzata, questa competenza può trasformarsi in strumento di motivazione e coinvolgimento. Proprio quando il rischio sembra, al contrario, una distanza abissale tra i ragazzi e il sistema scolastico.

Abbiamo dunque raccontato nel workshop di TMX16 come strutturare uno spazio digitale pronto ad accogliere le diversità che ogni giovane porta, attraverso la nostra esperienza dei progetti “Bibliolab”: vere e proprie “officine” situate in biblioteche in cui la cultura, sia in forma cartacea che in forma digitale, diventa fonte di ispirazione per l’utenza giovanile che scopre e si interessa, e che crea vere occasioni di apprendimento tra pari, anche grazie a strumenti digitali pronti per “conquistare il mondo”, dagli iPad alla stampante 3D. Spazi semplici da strutturare tecnologicamente, non troppo onerosi in termini di costo economico, ma densi di intenzionalità pedagogica e principi educativi, al fine di promuovere una vera inclusione e incontro fra utenti di realtà così diverse come bambini della scuola primaria e adolescenti che si avvicinano ai 18 anni.
E con fierezza ed emozione, abbiamo potuto narrare storie vere, di ragazzi e ragazze reali che si sono fidati di noi educatori e ci hanno accompagnato nell’avventura, raggiungendo successi scolastici per loro inaspettati: dalla promozione agguantata all’ultima verifica all’esame di terza trasformatosi da ostacolo in occasione, alla creazione e stampa di progetti architettonici in 3D  presentati a commissioni incredule.
Il tutto bypassando e superando le problematiche che ogni collegio docenti incontra: BES, DSA, dislessie, disturbi emotivi, gruppi numerosi, genitori antagonisti, colleghi riottosi, etc .. grazie sì alla tecnologia, ma soprattuto alla collaborazione tra i ragazzi e al vero e unico strumento compensativo che il mondo dell’istruzione dovrebbe mettere a disposizione dei nostri giovani: adulti interessati a loro.

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