eBook e Scuola. IL PIONIERE DEL SELF PUBLISHING ITALIANO. Antonio Tombolini, fondatore di StreetLib

Antonio Tombolini, fondatore e CEO di StreetLib (Simplicissimus Book Farm)

Antonio Tombolini è il pioniere del publishing in Italia. Ha fondato Narcissuss, Ultima Books e Simplicissimus Book Farm, ora riuniti nel maschio di StreetLib. Con lui percorriamo un po’ di storia e cerchiamo di capire qualche prospettiva…


  • Antonio Tombolini è nato nel 1960 in un piccolo paese del centro Italia, Loreto, dove vive. Dirigente d’azienda fino al 1997, ha fondato nel 1998 Esperya.com, il primo sito italiano di ecommerce, venduto al Gruppo l’Espresso nel 2002. Nel 2006 ha fondato Simplicissimus Book Farm, azienda che crea e fornisce servizi per l’editoria digitale, di cui è anche Amministratore Delegato. Proprio da Simplicissimus nasce la sua idea di Antonio Tombolini Editore. https://it.linkedin.com/in/antoniotombolini

Antonio, come è nata l’idea di dedicarti all’autopubblicazione?

Per la verità la cosa è nata in maniera non troppo riflessa. Più semplicemente a un certo punto, eravamo attorno al 2011, ho pensato che gli strumenti che avevamo sviluppato, e quelli che avevamo in mente per aiutare gli editori nella transizione al digitale, potessero rendere possibile finalmente la pubblicazione di un libro anche da parte di chi volesse farlo da solo per il proprio libro. Così ho scoperto il self-publishing, e ho presto realizzato che era quella l’area che avrebbe trainato l’innovazione in editoria: prestare attenzione a chi scrive, prima ancora che agli editori, significa lavorare per fornire loro gli strumenti più efficienti e semplici per arrivare alla pubblicazione, che poi saranno utili anche agli editori.

images-1Hai una lunga storia di “imprenditore digitale…”

Una lunga storia come imprenditore digitale ormai: cominciai nel 1997 con un sito (esperya.com) di vendita di specialità alimentari online. Più breve per quanto riguarda i libri: l’azienda nasce nel giugno 2006, dieci anni fa, come Simplicissimus Book Farm, e oggi si chiama StreetLib. Lunghissima però come lettore appassionato e direi innamorato dei libri, che hanno accompagnato la mia vita fin dagli anni giovanili. Se penso che oggi ho 56 anni… beh, sì, di libri ne ho visti e ne ho amati parecchi ormai 🙂

So che a tuo avviso il futuro dei libri digitali è “brillante”, ma forse non tutti condividono questa idea.

Brillante, senza dubbio. Negli ultimi tempi molti parlano (alcuni con un qualche sospetto compiacimento, tanto da far pensare a dati non così oggettivi o disinteressati) di “crisi dell’ebook”. Non è assolutamente così. Il mercato degli ebook continua a crescere con percentuali a due cifre, e in particolare il mercato del selfpublishing cresce, almeno per quanto ci riguarda, del 70-80% (a seconda delle aree e dei periodi) sull’anno precedente. Ma c’è un fatto che mi pare ancora più importante: sono sempre più “libri digitali” anche i libri di carta, almeno quelli che sopravviveranno, perché esisteranno solo grazie alla stampa digitale e quindi alla possibilità di essere distribuiti senza il rischio di resi, che è il fenomeno che sta uccidendo l’editoria tradizionale.

Gli editori italiani sono rimasti piuttosto fermi agli inizi e forse hanno ostacolato lo sviluppo degli eBook. E ora? Come vedi la situazione?

Mi pare che si possano cogliere atteggiamenti diversi, nei confronti dell’ebook, da parte di due tipologie di editori assai diverse: gli editori “tradizionali”, categoria che comprende in pratica tutti i grandi gruppi editoriali, ma anche alcuni editori medio-piccoli che “giocano” a sentirsi più grandi di quello che sono; a questi si contrappongono invece gli editori “innovativi”, in genere piccoli e medio-piccoli. Per i primi l’ebook è sostanzialmente qualcosa da ostacolare a tutti i costi perché mette a rischio ciò su cui si è basato il loro lavoro e il loro dominio nel settore da lungo tempo. I secondi invece sono più propensi ad ammettere che la filiera tradizionale del libro, soffocata dal fenomeno dei resi, non ha futuro, e sono più aperti alla sperimentazione di nuove tecnologie, nuovi prodotti e nuovi modelli di business, con una conseguente maggiore apertura all’ebook. Non è un caso che ormail il 100% degli oltre 1000 editori da noi oggi distribuiti sia fatto di medi e piccoli editori.

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Ma rispetto ad altri paesi esteri come siamo messi?

Direi che non ci sono differenze sulle dinamiche e i trend di fondo in questo settore. Ci sono semmai differenze di “ciclo”, con l’area europea (non solo l’Italia dunque) che sconta un ritardo di circa 4-5 anni rispetto all’evoluzione del settore che è già visibile sul mercato USA. Si tratta tuttavia di un ritardo che si va rapidamente riducendo.

Quali somme tireresti oggi di tutta questa tua esperienza digitale?

Personalmente ne sono molto felice, sta funzionando e sto facendo una cosa che mi entusiasma e che ritengo utile per tutta la comunità. Tuttavia sono convinto che quello a cui stiamo assistendo e partecipando siano soltanto i prodromi della rivoluzione di un settore, quello dell’editoria libraria, che è ancora in gran parte da scoprire. Quel che è certo è che noi ci si siamo dentro, e siamo nel posto giusto per parteciparvi. Non ci si può nascondere che il libro, inteso come quella esperienza di lettura e scrittura che ha avuto tanta parte nella costruzione della cultura di tutte le civiltà, è in pericolo di estinzione. E lo è, in questa epoca segnata dal digitale e dalla rete, perché la lettura e la scrittura di un libro parlano un linguaggio apparentemente opposto a quello delle parole d’ordine della tecnologia: lunghezza versus brevità, concentrazione versus multitasking, lentezza versus velocità eccetera. Questo ci motiva ancora di più nella nostra missione: dimostrare, rendendolo possibile grazie agli strumenti del digitale e della rete, che “là dove c’è il pericolo/cresce anche ciò che salva” (Hoelderlin), che il libro si salva e potrà prosperare solo cercando nel digitale e nella rete il suo possibile futuro. In fondo questo è ciò che i motiva, ciò che i guru del business sono soliti chiamare “la nostra missione”.

 

Intervista realizzata da Alberto Pian

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