Didattica, scienza, ricerca e attività in Real World. ADE Institut 2014. San Diego.

Alberto Pian

Come abbiamo spigato il tema che ha rappresentato il filo conduttore della settimana di San Diego, è stato quello della biologia, della biodiversità e dell’ambiente. Questo tema ha permesso di collegare attività scientifiche e culturali, storiche e geografiche fra loro in un’ottica multi e interdisciplinare. Qui vediamo le metodologie didattiche adottate.


 

Didattica in Real World

IMG_7171 Come è stato spiegato nella presentazione dell’Ade Institute 2014, le principali attività didattiche di formazione si sono svolte out – site, fuori sede. Non siamo rimasti nelle stanze o aule del bell’albergo che ci ospitava in una delle località più esclusive della California, La Jolla, ma siamo stati organizzati in colorati gruppi e sottogruppi per frequentare cinque diversi siti dove abbiamo svolto attività di ricerca e didattica a stretto contatto con i ricercatori locali. Queste attività consistevano in attività documentazione e attività di ricerca. Al fondo della pagina riportiamo alcuni esempi della documentazione e dei compiti raccolti e diffusi.

Attività di documentazione

Le attività di documentazione consistevano nello svolgere una serie di operazioni per cristallizzare ciò che concretamente si faceva in real world e per poterlo condividere:

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    documentazione fotografica: la documentazione fotografica ha lo scopo di fissare l’istante dell’azione, dell’evento e quindi di focalizzare nella memoria il percorso svolto. Potendo confrontare le fotografie prese in tempi diversi e con angolazioni differenti da decine di partecipanti, ecco che abbiamo la possibilità di avere una sorta di “film” dell’evento.

    •appunti visuali, sketchnotes: da un punto di vista cognitivo prendere punti visuali significa effettuare una operazione di sintesi testuale e visuale. Questa operazione rappresenta un determinato processo di apprendimento personale, che appartiene al soggetto in questione. Gli appunti visuali aiutano il soggetto a fare delle scelte. Inoltre, attraverso il confronto con i colleghi, gli appunti visuali aiutano il soggetto a prendere contatto con punti di vista e con momenti specifici del processo di apprendimento.

    •documentazione filmica: siamo stati invitati a realizzare dei brevi filmati di documentazione. Oppure abbiamo realizzato dei filmati che integrassero le nostre impressioni, come strumenti di “appunti multimediali”. Questo ha rivoluzionato il concetto di “appunti” e di film inteso come reportage. La documentazione prodotta da decine di partecipanti ci fa conoscere prospettive differenti e differenti approcci. Questa grande varietà rende obsoleta la stessa “lezione” e le procedure di memorizzazione più classiche.

    IMG_8077•documentazione audio: attraverso GarageBand o altri strumenti, siamo stati invitati a prendere appunti audio. Abbiamo fatto dei podcast ante litteram. Si tratta di una comunicazione più immediata da realizzare rispetto a un filmato, di ampia fruizione e di facile socializzazione. L’audio consente anche di registrare il “paesaggio sonoro” degli ambienti visitati permettendo le opportune riflessioni.

    •un punto centrale pr la raccolta di questo tipo di documentazione, consiste nella necessità di condividere tutti questi materiali. La condivisione è necessaria per due motivi essenziali: il primo perché la descrizione e l’apprendimento di un processo è tanto più completa quanto più numerosi sono i punti di vista con i quali ci si può confrontare; la seconda perché l’apprendimento più efficace è quello cooperativo nel senso dell’area dello sviluppo prossimo di Vigostky. Quest’area si sviluppa solo attraverso la cooperazione, che permette il passaggio dei concetti spontanei a quelli scientifici; il terzo motivo è che la ricostruzione dell’esperienza attraverso la documentazione permette di svolgere una riflessione indipendente sull’esperienza stessa e quindi permette di portare avanti lo sviluppo cognitivo. Per cui siamo stati invitati a condividere tutto nelle apposite forme e con speciali hastag, in Twitter, in FaceBook, in Vimeo, ecc.

Attività di ricerca

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Le attività di ricerca che abbiamo intrapreso devono essere considerate con grande attenzione. In nessun caso si è trattato di attività nel senso di un “intrattenimento” durante una “uscita” didattica. Non abbiamo incontrato degli “animatori” che intraprendevano delle attività collaterali dopo aver assistito alla descrizione di un processo scientifico o culturale. No, l’attività di ricerca a cui abbiamo preso parte era strettamente collegata ala scienza e ai suoi procedimenti tradizionali. Era un’attività svolta insieme gli scienziati ed era strettamente collegata ai contenuti di apprendimento.

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La ricerca scientifica non è qualcosa di “appiccicato” a un contenuto da apprendere ma è legata al contenuto stesso. Dicevo che non abbiamo incontrato degli “animatori” ma degli “scienziati”, dei ricercatori, dei rangers, degli ornitologi, degli oceanografi. Con questi scienziati abbiamo svolto le stesse attività, con gli stessi strumenti, che loro praticano ogni giorno. Rispetto alle tradizioni prospettive di insegnamento e anche rispetto a quelle considerate “innovative”, questo approccio cambia tutto! La metodologia di apprendimento non solo è “attiva”, ma la sua attività è parte integrante dell’insegnamento stesso. Per questo motivo l’insegnamento non può che avvenire, per quanto possibile, in Real World. Ecco perciò che cosa abbiamo fatto:

  • IMG_7238abbiamo analizzato le strutture del plancton con gli stessi strumenti degli oceanografi: sonde immerse nell’oceano a distanza che inviano immagini e segnali a monitor in 3D, microscopi elettronici e microscopi collegati a iPad;

    •abbiamo catalogato e registrato le piante ammalate per colpa di un organismo che le uccide. Abbiamo comunicato i dati agli scienziati del centro di ricerca che erano sul campo con noi, attraverso una speciale app per iPad dotata di geolocalizzazione. Quest’app consentiva quindi di individuare immediatamente la pianta e di stabilirne la diagnosi;

    •abbiamo fatto esperimenti sulla sabbia con un semplice magnete per osservare la componete minerale e trarre delle considerazioni scientifiche;

    •abbiamo impiegato un’applicazione per l’osservazione e la catalogazione di organismi viventi che invia i dati a un centro ricerche e li restituisce catalogati;

    •abbiamo svolto oprazioni d analisi delle acque attraverso le sonde usate dai ricercatori, rilevando e analizzando gli stessi dati quotidiani ai quali i ricercatori sono confrontati;

    •abbiamo usato sistemi diIMG_7953 osservazione ornitologica come cannocchiali sistemati in una riserva. Questi strumenti consentono ai rangers e agli ornitologi di osservare i comportamenti della popolazione locale per assumere le misure necessarie per il mantenimento dell’equilibrio all’interno dell’area;

    •abbiamo affrontato tematiche di carattere storico – culturale relativamente a un sito minerario aperto a metà del settecento e ora chiuso, e a un sito abitato da popolazioni indiane ma ora smantellato. Siamo stati interessati allo stesso processo storico e ambientale di cui si occupano i ricercatori;

    •abbiamo esaminato fonti dirette e indirette, come in un classico procedimento di ricerca storica. Nel primo caso con gli studiosi e gli storici che si occupano della storia e delle tradizioni locali e nel secondo caso abbiamo ascoltato la voce di un indiano e il suo stesso racconto come fonte diretta.

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Conclusione

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Per una settimana siamo stati posti di fronte a quello che è un vero e proprio metodo didattico che si apre a tutti i canali possibili (multicanale). Un metodo attivo, che viene condotto in real world. Questo metodo, rispetto ai nostri sistemi, anche a quelli più avanzati, rovescia completamente il paradigma dell’insegnamento. Infatti restituisce alla ricerca scientifica e al suo rapporto con l’insegnamento tutto il valore e la dignità che le spettano. Una didattica cooperativa e di ricerca, che affronta dei problemi veri e reali che esistono nel mondo reale. Si tratta di una didattica fondata direttamente sull’esperienza, sull’azione e sulla riflessione sull’esperienza stessa. Questa didattica è condotta attraverso metodologie induttive ed è dotata di strumenti adeguati sul piano tecnico. Siamo stati “immersi” in questa realtà, che per molte scuole americane è la normalità, per noi una prospettiva alla quale tendere seriamente.
Ci sarebbero allora anche molte atre cose da dire ma rimandiamo a nuovi spunti e ad altre riflessioni. Per il momento ciò che abbiamo portato a casa è più che sufficiente per alimentare i nostri pensieri o, come si dice in California, per essere “ispirati”.

Risorse correlate

Filmato di John Woody, ADE e filmaker, Virginia (USA): http://www.iedithd.com:

Filmato di Lawrence Reiff, ADE di New York:  http://www.mrreiff.com Cuyamaca origins history:

Filmato di Nelson Taylor, ADE del Messico: https://mrnelsonsenglishwebsite.shutterfly.com Ascoltando Charley:

L’escursione a Torrey Pine vista da Marc Faulder, ADE Gran Bretagna, http://www.enabling-environments.co.uk :

Filmato di Michelle Cordy, ADE Canada, sulla visita all’istituto oceanografico:

Filmato di Federico Padovan: http://www.iteachacademy.org, ADE USA (Florida): L’oceano è cool:

Interpretazioni fotografiche di Nicole Dalesio, ADE, California (USA): http://about.me/nicolead Il pontile di ricerca che è stato aperto per noi dagli oceanografi di San Diego:

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Filmato: Il discorso di un indiano (Alberto Pian):

San Dieguito, esposizione delle analisi sull’acqua (Alberto Pian):

 

 

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